Bio

Roberta Sardi

Sono nata e cresciuta a Roma, ho vissuto per un periodo a Rio de Janeiro, attualmente vivo e lavoro nel mio studio fotografico a Bologna. Sulla formazione classica si è stratificata la consapevolezza scientifica, frutto degli otto anni di corso universitario in Medicina e Chirurgia.

Il mio primo incontro con la fotografia è stato a otto anni, quando ho sviluppato e stampato la mia prima fotografia, poi non ho più smesso. Ho frequentato scuole professionali di fotografia commerciale, photo editing, svolto aggiornamenti e workshop. Negli ultimi anni ho utilizzato molto l’autoritratto, mi sono sempre rivolta con più sincerità alla mia macchina fotografica che non alla mia psicologa. Negli anni di formazione medica, ero tirocinante nel reparto di psichiatria ed ho avuto modo di partecipare sul campo ad entusiasmanti progetti di arte-terapia. Un esperimento di grandi speranze poiché i pazienti impegnati in progetti artistici gradualmente dimezzavano l’uso delle terapie farmacologiche.

Sono una fotografa con il camice: ho sempre conservato e intersecato entrambe le identità, in maniera più o meno visibile. Attratta dalle potenzialità intraviste nella fotografia come mezzo artistico di contatto terapeutico, ho deciso di seguire un corso di formazione presso il centro di psicanalisi Ariele. Successivamente a tale esperienza formativa ho creato un workshop chiamato “fotografia di contatto”, un percorso in cui attraverso l’autoritratto e l’autoritratto in assenza di sè, le persone potessero trarre un beneficio in termini di qualità di vita dall’esperienza intima e condivisa della fotografia. Ho portato questo progetto con buoni risultati in due comunità di recupero a Bologna ed Ozzano, comunità di accoglienza per alcolisti, tossicodipendenti in contenimento del danno, in riabilitazione ed ex detenuti.

Negli ultimi anni sono stata impegnata nel mio studio fotografico e ho vissuto esclusivamente di fotografia lavorando come fotografa commerciale. Il focus attuale della mia ricerca fotografica è il corpo della donna e l’identità. La bisessualità e la convivenza con una malattia cronica rappresentano l’urgenza che mi spinge verso la macchina fotografica come verso un dialogante attento.

Accompagno all’amore per la fotografia, l’amore per la poesia che da sempre è estrema forma di conforto nella mia vita.